Tootoom
CAPITOLO 2

Tutto cominciò da qui…

Tootoom è iniziato nel 2009. O forse nel 2000, ai tempi di Accademia.

È lì che Fabrizio ed io ci siamo “annusati” la prima volta e sono bastati pochi Brief e qualche esame per suggellare una sintonia che ancora oggi ci lega. Terminati gli studi ognuno andò per la sua strada con la certezza che ci saremmo rincontrati.

Lavoravamo ormai da un po’ di anni, quando una mattina decisi di dimettermi dalla rivista di arte digitale che dirigevo perché, molto semplicemente, non era quello che volevo fare. Alzai il telefono e chiamai Fabrizio. Dissi semplicemente “Allora? Ci siamo?”
Lui disse semplicemente “Bella!” Non più lunga di così.

Decidemmo di aprire la nostra agenzia: volevamo che fosse speciale e che rispecchiasse i nostri sogni e i nostri interessi. Decidemmo quindi che invece di presentarla come fanno tutti, cioè mettendo sul sito cosa avevamo fatto fino a quel momento e mostrando quanto fossimo bravi a vendere gelati/bibite/automobili/servizi telefonici e altro, l’avremmo resa unica e diversa dalle altre affrontando un problema che davvero ci stava a cuore, uno di quei problemi che di solito nessuno ti paga per risolvere, ma la cui soluzione sai, come essere umano, che potrebbe davvero rendere il mondo un pochino migliore. Volevamo fare Arte. Volevamo regalare a tutti un’esperienza artistica, una di quelle cose che non ha un prezzo perché chi non la prova non la vuole pagare e chi l’ha provata sa che non esiste un prezzo che possa bastare.

Lavorando in comunicazione, ma essendo come formazione un disegnatore ed un musicista, ci rendevamo perfettamente conto che nonostante oggi si comunichi più velocemente e facilmente di quanto si sia mai fatto, comprendersi non è affatto diventato più semplice. Gli equivoci, i dubbi, le incomprensioni sono addirittura più di prima, anche a causa dei limiti della comunicazione digitale, che semplifica tutto, ma perde completamente le sfumature. Certe cose, a sentirle ripetere all’infinito, si consumano (come ogni buon comunicatore sa).

Fabrizio ed io sapevamo però anche un’altra cosa: quando sentiamo un pezzo di musica (cantata in una lingua che non conosciamo o addirittura senza parole) tutti istintivamente sappiamo cosa ci vuole comunicare. Quando guardiamo un quadro sentiamo determinate cose, forse non tutti le stesse, ma le sentiamo, profonde e vere.
Perché tutti abbiamo una comune base umana, ma ognuno di noi è anche il frutto delle proprie esperienze. Ognuno di noi è unico e irripetibile e non possiamo non tenerne conto quando comunichiamo.
Poter comunicare tutto, sempre, profondamente, con chiunque. Riconoscere esattamente lo scarto fra noi e gli altri, addirittura lo scarto fra chi siamo oggi e chi eravamo qualche tempo fa. Ricomporre l’armonia del mondo, in cui ognuno canta con la propria voce, ma è pur sempre parte del coro.

Questo è quanto Fabrizio ed io decidemmo di affrontare per inaugurare la nostra agenzia.
Non ci mettemmo molto a definire esattamente i contorni della questione e neanche ad arrivare alla prima vaghissima idea di cosa avremmo voluto creare, ma capimmo rapidamente due cose:

  1. Questa cosa era molto più grande di quanto potesse essere il progetto che fa da presentazione 
ad un’agenzia. Questa cosa era necessariamente un’entità a sé, molto più grande e complessa.
  2. Per costruirla sarebbero serviti molti soldi o molto tempo. Non avendo i primi, abbiamo usato il secondo, il nostro e quello di tutte le persone che hanno percorso questa strada con noi. E se ci sono voluti così tanto anni, è anche perché nel frattempo ci sono stati molti gelati/bibite/automobili e servizi telefonici da vendere.

Ora però è giunto il momento di provare a comunicare in un modo nuovo.

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